Les Bleus nel ridicolo, però
la Francia ci dà una lezione

Si può ironizzare quanto si vuole sul caos scoppiato nel ritiro dei transalpini in Sudafrica e sul fallimento della gestione Domenech, ma i cugini d'oltralpe ci stanno dimostrando come bisogna reagire di fronte alle piccolezze del calcio e dei calciatori e come da un disastro si possa trarre un insegnamento per il futuro

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JOHANNESBURG, 22 giugno - Diciamolo chiaramente: la paradossale vicenda degli "Ammutinati di Francia" ci ha fatto sorridere, soprattutto noi italiani guardati sempre con un certo sussiego dai cugini-serpenti d'oltralpe. Per quattro anni abbiamo ascoltato le lezioni "morali" di Zizou Zidane e ora scopriamo che anche lui potrebbe essere in qualche maniera dietro questa "pochade"; abbiamo dovuto accettare le impertinenti battute di Raymond Domenech, trasformato da questa vicenda in una sorta di burattino in cerca di un burattinaio (Pirandello per lui è troppo nobile). Diciamolo chiaramente: in questi giorni in cui la nostra nazionale ci dà così poche soddisfazioni, le gioie più grandi ce le stanno dando Evra e compagni. Eppure...

IL MINISTRO E IL RISCATTO - Eppure si può non amare Domenech e si possono trovare insopportabili taluni comportamenti dei "cugini", ma non si può non amare la Francia e, soprattutto, la capacità dei francesi di trasformare (o quantomeno tentare) un evento negativo in una "lezione", in una possibilità di riscatto, in una occasione per voltare pagina e andare avanti. Qualcuno ha scritto: «Nessuno è veramente solo a questo mondo: ognuno ha il proprio Dio, il proprio dolore, il proprio orgoglio a fargli compagnìa». Ascoltando le parole pronunciate dal ministro per lo sport, Roselyne Bachelot di tutto questo si ha chiarissima conferma. Il ministro, nell'infuriare del caso, mentre Les Bleus precipitavano sempre di più nel baratro del ridicolo, ha detto poche cose ma buone, ha spiegato a tutti noi che il peggio, poi, ha sempre una fine e che si può trasformare un fatto sportivo in una grande lezione di vita collettiva. Ha detto, il ministro, cose che a volte, di fronte ad altri comportamenti strampalati che accompagnano il mondo del calcio, dovremmo dire tutti noi e che probabilmente per indifferenza non diciamo. Ha detto, tanto per cominciare, una cosa scontata ma che pochi dicono: «Voi non siete più degli eroi». E poi ha spiegato a questi ragazzotti milionari abituati ad aver tutto senza dover dare qualcosa in cambio dal punto di vista dei comportamenti etici: «Questo è il sogno dei vostri amici, dei vostri compagni, del vostri tifosi, questo sogno avete rotto». E ancora: «È l'immagine della Francia che voi avete offuscato». In pratica, «avete prodotto un disastro morale, nulla sarà più come prima». Quanti le avrebbero pronunciate queste parole nell'Italia abituata a blandire i potenti e i calciatori?

LAMENTO DI UN CAMPIONE - Edith Piaf, il Passerotto, cantava: «Non rimpiango niente, né il bene che mi è stato fatto, né il male, non importa». Certo la Francia sportiva non dovrà rimpiangere questi giorni. Perché dietro gli insulti di Anelka e gli ammutinamenti, c'è qualcosa di più profondo che riguarda il calcio e riguarda la vita. Ha scritto Sebastien Chabal, rugbista, uno tra gli sportivi più amati di Francia: «Una maglia è qualcosa di più che dei colori, una maglia è una storia. È anche degli uomini e delle donne che lavorano nell'ombra senza alcuna speranza di riconoscenza. È anche dei tifosi che pagano per incoraggiarti. È infine dei bambini che hanno gli occhi scintillanti quando vedono i loro idoli giocare insieme». Sarebbe bello ascoltare queste parole da qualche sportivo italiano, da qualche calciatore italiano. Il senso di questa storia non è sintetizzato né da Domenech, né da Evra. Il senso di questa storia è sintetizzato nelle voci di un Paese che sa essere grande, nello sport e nella vita, anche quando qualcuno prova a renderlo piccolo.

Antonio Maglie
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  1. Brunol Scrive:
    23/06/2010 14:07:03

    ...Anche in casa dei nostri cugini, come accade in Italia,spesso la politica tende ad occuparsi di fatti questioni delle quali non è competente (la Federazione altro non è che un tentacolo della politica), e ciò che ne consegue non è altro che il risultato, o meglio la disfatta, che è riuscita ad ottenere la Francia in Sudafrica, salvo poi dare ovviamente la colpa ai soliti calciatori.Mi dispiace dott. Maglie, ma questa volta dai francesi non riesco a cogliere nessuna lezione.

  2. Brunol Scrive:
    23/06/2010 14:03:28

    ...E’ stato scelto per loro, e non da loro, un tecnico che non ha fatto altro che umiliarli convocandoli o meno in base al segno zodiacale,al loro ascendente o al club francese di appartenenza, per poi usarli come parafulmine al presentarsi di ogni difficoltà.La Nazionale francese è stata costretta dalla loro stessa Federazione ad avere come leader un uomo del quale non ha mai avuto stima. ...(parte 4)

  3. Brunol Scrive:
    23/06/2010 14:01:24

    ...gli operai o qualsiasi altra categoria di lavoratori o gruppo di persone. Per tale ragione, spesso i suoi comportamenti possono apparire discutibili e da condannare, ma per fortuna oltre agli aspetti negativi c’è tanto altro di buono.Dott. Maglie, il caso della Francia è di semplice interpretazione, ed ai Blues si possono imputare davvero poche colpe. ...(parte 3)

  4. Brunol Scrive:
    23/06/2010 13:58:17

    Purtroppo è da parecchi anni che i calciatori vengono spesso indicati come un modello negativo, etichettati come: ignoranti, violenti,insolenti,adulteri e drogati…qualcuno addirittura riesce a racchiudere in sé più di uno di questi difetti.A mio avviso il calciatore non è altro che una componente, una delle espressioni della specie umana (almeno fin quando qualcuno dell’IFAB non deciderà di far giocare dei robot),così come i politici, i giornalisti, gli insegnanti, i pensionati,...(parte 2)

  5. Brunol Scrive:
    23/06/2010 13:51:10

    Dott. Maglie, anche lei purtroppo si è lasciato coinvolgere dalla oramai scontata ondata di colpevolezza che cerca,spesso riuscendoci, di travolgere i calciatori di ogni parte del mondo. Amo il calcio, quello della seria A, della serie B, della C e dei dilettanti, amo ogni espressione di calcio allo stesso modo. La mia è una passione e le passioni non si scelgono, ti si attaccano addosso quando cominci a vivere per non abbandonarti più. (parte 1)

  6. gillesvilleneuve Scrive:
    23/06/2010 12:36:12

    ha ragione antonio maglie...fosse capitato alla nazionale italiana un simile disastro nessuno avrebbe trasformato l'esempio negativo in un momento di riscatto...i nostri politici agli azzurri non direbbero mai "avete infranto il sogno di tutti" o "state infangando l'immagine di una nazione e dei vostri tifosi"...al massimo i nostri politici dicono "L'Italia si è comprata la partita con la Slovacchia", vedi Bossi

  7. naplesunited73 Scrive:
    23/06/2010 06:10:29

    Gentile Sig. Maglie...prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr....RIDATECI LA GIOCONDA!!!

  8. DadoeDodaAS-Roma Scrive:
    23/06/2010 02:12:21

    ma non è k questo giornalistà ha il padre o la madre francese?? penso sia l'unico italiano a pensarla così!! i nostri "cugini" nn ci possono insegnare niente! sotto sono e sotto resteranno..w l'italia ps. quantooooo godooooo francia a casaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

  9. fantino47 Scrive:
    22/06/2010 20:01:30

    Maglie non è che anche a te è venuta la grandeur; non ti ho mai letto un articolo così fatto male come questo. Mahh

  10. enzolino88 Scrive:
    22/06/2010 18:35:56

    Francia - Irlanda = Henry segna con 2 tocchi di mano nel cuore dell' area di rigore, e nessuno fiata... Qualche mese dopo Francia ultima nel girone e zero vittorie... senza mano non si segna!!! in ogni caso, QUESTà E' GIUSTIZIA DIVINA!!!!!

  11. COSENZA1975 Scrive:
    22/06/2010 18:28:56

    L'unico insegnamento che ricevo dai Francesi... è :

    LEGALITè, EGALITè... MA SOPRATUTTO... UMILTè, UMILTè ED UMILTè... cari cugini!

    ps: La gioconda deve tornare a casa!

  12. brizietto Scrive:
    22/06/2010 16:49:05

    gentilissimo Antonio Maglie...
    dopo aver letto il suo articolo l'ho stampato, poi sono andato a prendere un vecchio libro letto alle medie, scritto da tale Edmondo De Amicis, "Cuore", e lì tra i vari racconti, "La piccola vedetta lombarda", "Il tamburino sardo", "Dagli Appennini alle Ande" e altri, ho spillato il suo di racconto e l'ho chiamato "il ministro e il passerotto Edith Piaf"....
    LE LEZIONI SI IMPARANO DAGLI UMILI E NON CERTO DAI PREDICATORI DELLA SUPPOSTA "GRANDEUR"...MAHHH

  13. Elbombardero Scrive:
    22/06/2010 16:46:58

    Sono convinto da sempre che nei francesi il sentimento di popolo sia più forte e radicato che non negli italiani, tuttavia questo articolo mi sembra fuori luogo. Non credo che se i giocatori italiani facessero quello che i loro cugini stanno facendo in Sudafrica nessuno userebbe parole dure come disonore e vergogna. Di sicuro però non è da questa nazionale che possiamo sentirci traditi o oltraggiati. Oggi siamo tutti delusi ma credo in pochi siamo sorpresi dalla nostra pochezza.

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